«Il sociale non è un settore. È la vita delle persone.»

Lo dice senza alzare la voce. Perché per lui è sempre stato così naturale che quasi non ci fa caso.

Piercarlo Vincenzi, classe ’67, ragioniere. A 20 anni in Consiglio comunale, e intanto nelle Acli, nel CISNAL, nelle associazioni, nel volontariato. In quei posti dove impari cos’è la gente vera, i problemi che non ti insegnano all’università, le storie che restano nei paesi e non vanno in televisione.

Oggi è nel Coordinamento Nazionale di Confunisco, Responsabile per l’area Nord. Ma la sua storia comincia molto prima, in quegli anni in cui, ragazzino, imparava cosa significa stare dalla parte delle persone. Per decenni, ha continuato. Sempre con lo stesso sguardo: i servizi alla persona, i diritti, i problemi sociali. Quelle cose che non finiscono in prima pagina ma che decidono la qualità della vita della gente.

Quando è arrivato in Confunisco, non ha portato solo competenza. Ha portato un pezzo di storia. Ed è stato il primo, nella sua zona, ad aprire i Caf quando c’erano solo i grandi sindacati. Perché sapeva che la gente aveva bisogno di punti di riferimento vicini, non di lontane sigle.

Ma Piercarlo ha sempre saputo una cosa in più: la gente non vive solo di pratiche. Vive anche di momenti. Per questo si è occupato di viaggi turistici sociali, portando fuori gli anziani che altrimenti resterebbero chiusi in casa. Per questo ha organizzato eventi musicali, feste, spettacoli. Ha portato personaggi importanti nelle sue zone, non per protagonismo, ma perché sapeva che la cultura e la musica sono anche loro servizi essenziali. Sono quello che tiene insieme una comunità.

E poi i circoli ricreativi. Quei posti dove chi è solo trova compagnia, chi ha voglia di stare insieme trova una porta aperta, chi è in difficoltà trova un orecchio pronto ad ascoltare.

Oggi coordina il Nord per Confunisco. Ma il suo modo di lavorare non è cambiato di una virgola: guardare le persone, ascoltare, costruire. Sempre con la stessa pazienza. Sempre con la stessa ostinazione.

Lui c’è. Da sempre. E chi lo conosce lo sa: non è uno che parla tanto. È uno che fa. E che continuerà a fare. Perché dopo una vita così, smettere non è nemmeno un’opzione.