Chi percepisce una pensione collegata al reddito ha un appuntamento da non mancare. La Campagna RED 2023 dell’INPS chiede a molti pensionati di dichiarare i redditi relativi all’anno 2022: chi non ha ancora risposto rischia una trattenuta sulla prestazione e, nei casi più gravi, la revoca definitiva. C’è però ancora tempo per mettersi in regola.

Che cos’è la Campagna RED e perché ti riguarda

Il modello RED è lo strumento con cui l’INPS verifica ogni anno le situazioni reddituali dei pensionati che percepiscono prestazioni legate al reddito. Non tutte le pensioni funzionano allo stesso modo: alcune integrazioni, maggiorazioni e prestazioni assistenziali vengono erogate solo se il reddito personale, o quello del nucleo familiare, resta entro determinati limiti.

Per questo l’Istituto ha bisogno di conoscere i redditi effettivamente percepiti. Quando questi dati non risultano già presenti nelle banche dati dell’Amministrazione finanziaria, l’INPS li richiede direttamente al pensionato attraverso la dichiarazione RED. La Campagna RED 2023 riguarda in particolare i redditi dell’anno 2022.

Cosa rischia chi non ha presentato la dichiarazione

Se non hai trasmesso all’INPS la dichiarazione dei redditi 2022 richiesta, la tua pensione collegata al reddito potrebbe subire una trattenuta del 5% sulle mensilità di agosto e settembre.

Si tratta di una misura cautelare: l’Istituto, non avendo ricevuto i dati necessari a confermare il diritto alla prestazione nella misura erogata, applica una riduzione in attesa di ricevere le informazioni mancanti. La trattenuta, però, non è il rischio più grave. Se la posizione non viene regolarizzata nei tempi previsti, si può arrivare alla revoca definitiva della prestazione.

Chi è escluso dalla trattenuta

Sono escluse dalla trattenuta del 5% le pensioni di importo fino a 100 euro al mese. Attenzione, però: l’esclusione dalla trattenuta non significa esclusione da ogni conseguenza. Anche queste prestazioni restano infatti esposte al rischio di revoca se la dichiarazione reddituale continua a mancare.

In altre parole, l’importo ridotto mette al riparo dalla decurtazione immediata, ma non dall’esito peggiore. Anche chi percepisce una pensione contenuta ha quindi tutto l’interesse a regolarizzare la propria posizione.

La scadenza da segnare: 15 settembre 2026

Il termine da tenere a mente è il 15 settembre 2026. Entro questa data è possibile presentare la domanda di ricostituzione reddituale, lo strumento che consente di comunicare all’INPS i redditi mancanti e di ripristinare la corretta erogazione della pensione, evitando la revoca definitiva della prestazione.

Ricostituire la posizione significa fornire all’Istituto gli elementi per verificare che il diritto alla prestazione, e il suo importo, siano corretti. Una volta trasmessi i dati, l’INPS può ricalcolare quanto dovuto e, se ne ricorrono le condizioni, restituire le somme eventualmente trattenute.

Non aspettare l’ultimo momento

Le scadenze di fine estate sono facili da perdere di vista, tra ferie, uffici chiusi e adempimenti concentrati in pochi giorni. Rimandare, però, riduce i margini di manovra e aumenta il rischio di errori nella documentazione da presentare.

Il consiglio è semplice: verifica per tempo se la tua pensione rientra tra quelle interessate dalla Campagna RED 2023 e, se non hai ancora risposto alla richiesta dell’INPS, muoviti prima della scadenza del 15 settembre.

CONFUNISCO ti aiuta a mettere in regola la tua posizione

Se non sai se la richiesta RED riguarda anche te, o se hai bisogno di aiuto per presentare la domanda di ricostituzione reddituale, i nostri sportelli sono a tua disposizione. Verifichiamo insieme la tua situazione, controlliamo la documentazione e ti accompagniamo in tutti i passaggi necessari per evitare la trattenuta e il rischio di revoca.

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