«Il nostro posto è sempre lo stesso: in mezzo alla gente.»
A 18 anni era già lì, nei movimenti giovanili della UIL. Ma la vera scuola era cominciata molto prima: a casa, a tavola, con un padre dirigente sindacale che le battaglie non le raccontava mai a parole, ma con i fatti. Giovanni Cafaro è cresciuto così: con il sindacato nel sangue e la passione nel cuore, buttato nella mischia, senza protezioni, imparando che il sindacato è prima di tutto ascolto.
Classe ’73, ragioniere. Per anni ha messo insieme esperienze in agricoltura, imprese, servizi. Ha fondato associazioni, costruito relazioni, imparato a conoscere i territori. E proprio lì, girando per le province, ha capito una cosa: le grandi organizzazioni avevano voltato le spalle alla gente. Ai piccoli, ai fragili, a chi ogni giorno combatte per arrivare a fine mese.
Nel 2014, insieme a un gruppo di amici, fonda Confunisco. Dal basso. Con le mani sporche di lavoro vero.
Da quel giorno non si è mai fermato. Contratti di lavoro, la società di servizi, la costituzione del Caf, Unidom. E poi l’udienza da Papa Francesco, con quel progetto sulla santificazione del lavoro che gli è rimasto dentro. Perché il lavoro non è solo un reddito: è dignità, è famiglia, è sacro.
Oggi Giovanni guida Confunisco con la stessa energia di allora. Ma chi lo cerca nella sua scrivania spesso non lo trova. È fuori. Nei territori. Ad ascoltare. A rispondere. A combattere per chi resta indietro.
C’è una cosa che ripete spesso: “l’immigrazione oggi è la forza lavoro del paese”. E non lo dice come una frase politica. Lo dice perché lo vede ogni giorno, nei suoi uffici, nelle persone che varcano la porta con la speranza negli occhi e un permesso di soggiorno da rinnovare. Gente che lavora, che contribuisce, che chiede solo di essere trattata con dignità. E per lui quella dignità non si discute. Si difende. Sempre.
Poi ci sono gli anziani. I disabili. I precari. Quelli che la politica l’hanno vista solo da lontano. A loro pensa quando dice: “vogliamo essere propositivi in ambito legislativo per salvaguardare chi è rimasto indietro”. Perché la politica, per Giovanni, è giusta solo quando sta dalla parte della gente. Quando si allontana, lui si schiera. Senza esitazione.
“Confunisco è una parola sola: straordinaria. Ogni giorno incontriamo persone nuove, raccogliamo storie, proviamo a risolvere problemi. Non siamo un carrozzone, quelli hanno fatto il loro tempo. Siamo un modello giovane, snello, dove ognuno è protagonista. Il futuro? Sono i giovani. A loro dico: guardateci con attenzione. Noi vi aspettiamo per farvi salire in prima fila. Siate protagonisti del futuro, veloci rispetto al passato. Confunisco vi aspetta.”